16 agosto 2007

E se usassimo Yahoo!

Era da un po' che ero tentato di scrivere questo post per spiegare (a me stesso prima che agli altri) le ragioni per cui da un po' di tempo ho dirottato le mie ricerche web su Yahoo! limitando l'uso di Google. Ho deciso di farlo oggi cogliendo al balzo questa notizia di uno studio che (preso con tutte le cautele del caso) sembrerebbe dimostrare una certa crisi di consensi per bigG.

Per molto tempo Google si è presentato al pubblico come una sorta di liberatore del web. Un concorrente credibile allo strapotere Microsoft capace di offrire gratuitamente servizi migliori e più innovativi . Ora però siamo ad un punto in cui ragionevolmente Google non può più crescere sul fronte della ricerca web, nella quale ha già quote di mercato triple rispetto alla concorrenza, e quindi stanno affiorando diversi lati oscuri nel "gigante buono".

Tanto per cominciare attorno a Google c'è un aria piuttosto pesante quando si parla di privacy. Il modo in cui i dati vengono trattati è poco trasparente e soprattutto appare legittimo il sospetto che la marea di servizi offerti contribuisca a creare una sorta di profilo di ogni utente. La recente acquisizione di DoubleClick inoltre rischia di aggravare la situazione.

Sul fronte della pura ricerca è noto che il database di Yahoo! (25 miliardi di pagine) è il triplo di quello di Google (8 miliardi). A vantaggio di quest'ultimo gioca di certo l'attendibilità dei risultati offerti ma quando il termine cercato non è particolarmente noto Yahoo! riemerge nettamente. Inoltre l'inserimento tra i risultai delle ricerche delle domande del servizio Answers fornisce spesso proprio la risposta che si stava cercando.

Sempre a favore di Yahoo! è la politica di trasparenza. Non che ci sia tanto da stare allegri nel complesso, ma sono più propenso ad accettare uno spot in coda alle mie mail piuttosto che essere schedato da una società di cui so poco o nulla.

Un aspetto un po' più complesso da analizzare è il rapporto con l'Open Source. Yahoo! da questo punto di vista ha fatto veramente poco anche perché, con poche eccezioni, non ha mai tentato di diventare anche una software house. Il suo programma più diffuso, Yahoo! Messenger, esiste comunque anche per Linux e la compatibilità dei suoi servizi con Firefox e Thunderbird è eccellente. Sull'altro fronte Google a parole è sempre dalla parte del software libero sul quale per altro si basa il suo impero. Alla prova dei fatti però le promesse non si concretizzano. Certo quasi tutti i programmi Google esistono anche per Linux ma abbracciano sempre la filosofia del Codice Proprietario, è questo è quantomeno contraddittorio.

Recentissima, per chiudere, è la beffa che Google a messo su verso i sui clienti del servizio Google Video Store. Un passo falso di cui avremmo certamente fatto a meno.

L'impressione che personalmente mi sono fatto è che l'offerta di Google vada utilizzata con morigeratezza. Come ogni monopolista, o aspirante tale, Google sta ora cercando di massimizzare i propri profitti dopo anni di investimenti apparentemente senza ritorno. A pagare non possiamo che essere noi utenti, tuttavia stavolta non si tratta di accettare un po' di pubblicità molesta o qualche mail promozionale nella propria casella. La moneta con cui siamo chiamati a pagare è quanto di più prezioso abbiamo, la nostra riservatezza.

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