Analisi sociologica semiseria sul perché Facebook è il male assoluto
1. dal nick al profilo
2. la ramificazione sociale
3. una tela di ragno
4. macchina per pubblicitari
5. non polarizziamoci
Un paio di anni fa, quando in Italia non se lo filava nessuno, mi iscrissi a Facebook. Mantenni attivo il profilo per un paio di settimane, quindi decisi di rimuoverlo. Le ragioni di questa scelta sono molte e questo post nasce proprio per condividerle con qualche eventuale passante.
Anzitutto va detto che Facebook non è posto per asociali. Invitare amici, contattare sconosciuti, farsi i fatti degli altri sono tutte attività imprescindibili se si vuole usare seriamente Facebook. Al di là delle considerazioni seguenti, è probabilmente questa la ragione fondamentale che mi tiene a distanza da Facebook. Non cerco alibi in tal senso. Tuttavia penso -magari a torto- di conoscere sufficientemente bene i meccanismi delle rete per poter azzardare un paio di critiche sensate sul perché questo genere di servizi rappresenti una involuzione della rete ed un potenziale rischio per gli utenti. Se a questo punto la noia non ha già preso il sopravvento procedete pure alla lettura ;)
1. dal nick al profilo
Ai tempi delle bbs o dei newsgroups gli utenti si identificavano solo attraverso un nickname. Se poi era necessario mantenere i contatti al massimo ci si scambiava l'indirizzo mail. Internet era un posto per pochi e si veniva giudicati per le cose che si era in grado di fare. Poi arrivarono i profili. L'idea cioè che l'identità in rete dovesse passare attraverso dati anagrafici, fotografie ed elenchi più o meno credibili di hobbies. Facebook esalta al massimo questo concetto e ne fa la sua stessa ragione d'essere. Su Facebook bisogna essere presenti con nome e cognome affinché la cosa funzioni. Ma non solo bisogna fornire al sistema informazioni sulla propria residenza, sulle scuole che si è frequentato, sull'occupazione che si svolge. E poi si condividono foto, filmati, pensieri, opinioni politiche, religiose e sociali. Il sistema è fatto apposta per essere massimamente comprensivo in modo da raggiungere ogni possibile aspetto della vita degli individui.
Ovviamente tutto ciò viene fatto con l'alibi di facilitare l'incontro delle persone riunendole per chiavi geografiche o sociali. Ma la domanda di fondo resta un altra: chi ha accesso a queste informazioni? Facebook da l'impressione che il controllo di tutto sia nella mani dell'utente che può impostare a sua discrezione i livelli di accesso ad ogni parte del suo profilo. La realtà è ben diversa. Facebook ha infatti pieno diritto d'accesso e d'uso di tutti i dati inseriti e su tutto il materiale caricato sul sito. Non solo, ogni volta che si accede ad una applicazione Facebook, occorre autorizzarne l'accesso ai dati del proprio profilo.
Tutto ciò ha come finalità principale quella di creare un sistema favorevole alla pubblicità, ma su questo tornerò in seguito. Qui mi preme sottolineare due aspetti. Uno, sui dati e sui contenuti caricati su Facebook si perde di fatto ogni controllo. Due, a discapito di tanta abbondanza di informazioni l'attendibilità dei profili rimane bassa. Clonare un account resta operazione semplicissima e non ci sono efficaci strumenti di controllo che evitino gli abusi. In sostanza chiunque può copiare dati ed immagini di un profilo e crearne uno identico con cui millantare una diversa identità.
Si tratta di problemi tutt'altro che limitati a Facebook. Basti pensare a quanti usano Gmail perché “fa figo” e non si rendono conto che la pubblicità contestuale che sta attorno ai messaggi presuppone che Google analizzi ed interpreti il contenuto della propria posta. Gli stessi che magari si lamentano dei banner generici che invece vengono visualizzati da Yahoo! o da Msn.
2. la ramificazione sociale
Nonostante abbia più di 175 milioni di iscritti Facebook, non produce alcun utile. Eppure pochi mesi fa Microsoft era disposta a pagarlo diversi miliardi di dollari. Il valore di Facebook sta tutto nella sua popolarità e nell'enorme database di informazioni che ha disposizione. Facebook non solo sa chi sei ma sa anche cosa ti piace, cosa odi, chi conosci, con chi comunichi, perfino quali sono le parole che usi più spesso. Un vero paradiso che rende reale il sogno di ogni campagna di marketing: la pubblicità su misura.
Affinché un sistema del genere, che ha costi altissimi e per ora è in passivo, possa restare sul mercato deve continuare a crescere. Non solo, deve crescere a ritmi sostenuti, possibilmente a tre cifre. Solo in questo modo si possono convincere gli investitori delle potenzialità di guadagno futuro del sistema nel suo complesso. Questo spiega perché la prima azione suggerita da Facebook dopo l'iscrizione è l'invio di un invito ai contatti associati alla mail con cui ci si è registrati. Già il fatto di fornire i propri dati di login ad un sito terzo dovrebbe far diffidare, ma ancora di più occorrerebbe valutare se sia il caso di fornire a Facebook dati di altre persone. In altri tempi siti come Badoo o Netlog che usavano tecniche simili furono pesantemente accusati di spam, su Facebook invece si è insolitamente tolleranti (come con Google a dire il vero).
3. un sostituto del web
L'interfaccia uniforme e pulita di Facebook (decisamente meno caotica rispetto a MySpace) è un'altra delle chiavi di successo del sito. L'ambiente rimane amichevole qualsiasi sia la pagina aperta, l'aggiornamento dello stato, l'inserimento di una foto, il rimando ad un link sono gestiti da semplici procedure guidate. Inoltre tutta l'attività dei propri contatti (come noterete non uso mai la parola “amici”) appare direttamente nelle proprie pagine creando un flusso continuo di informazioni con cui si interagisce senza neppure visitare il profilo delle altre persone. Tutto è pensato in modo che il proprio spazio su Facebook diventi un surrogato del web. Notizie, eventi, attività delle persone che si conoscono, aggiornamenti da siti, blog e microblog, tutto può confluire in una sola interfaccia. Chi usa servizi esterni, ad esempio un gestisce un blog, ha una album di foto su Flickr, o ascolta musica su last.fm, viene invitato a condividere automaticamente tutte le propri attività sulla propria pagina di profilo.
Lo scopo è sostanzialmente uno soltanto. Far rimanere gli utenti il più a lungo possibile su Facebook. E' una tecnica già vista su portali e siti di aggregazione, ma su Facebook si raggiunge un nuovo livello che pone il proprio profilo come sostituto di tutto il web. Qualsiasi informazione si cerci Facebook la può fornire senza abbandonare le sue pagine e senza quindi perdere di vista i propri contatti. Il messaggio in definitiva è proprio questo.
In tutto ciò, come forse sarà evidente, l'interazione umana è molto limitata, decisamente un passo indietro rispetto a quanto avviene nella blogsfera, sui forum o attraverso un programma di instant messaging. In questi casi infatti la comunicazione avviene ad un livello più elevato che presuppone la lettura attenta di ciò che scrive l'interlocutore e l'elaborazione di una risposta coerente e costruttiva. Su Facebook tutto si riduce spesso ad “alzare un pollice” di apprezzamento per una citazione o aggiungere quattro parole solo il messaggio di stato di un altra persona.
4. macchina per pubblicitari
Come ho accennato in precedenza tutto su Facebook sembra pensato per dar vita ad una serra protetta e filtrata in cui sia facile iniettare pubblicità dosata per ogni singolo utente. La forza ed il valore di Facebook stanno tutti qui. Se ne è accorta Microsoft che è già azionista di Facebook e se ne è accorto anche Google che ha più volte provato a stringere alleanze. Quando i vertici di Facebook decideranno di vendere (ed è solo questione di tempo...) l'acquirente disporrà di un database anagrafico/sociologico di immenso valore che di ogni individuo saprà dire area geografica, gusti, abitudini, e soprattutto interazioni sociali. Saper e“chi conosce chi” e “chi fa cosa” vuol dire poter modellare una offerta pubblicitaria plasmata attorno al singolo soggetto e variabile a seconda degli eventi i programma o delle persone che questo incontrerà, o ancora dei luoghi che visiterà.
Di questo ci si accorge già adesso, con le inserzioni presenti sul sito. L'affinità media tra prodotto suggerito e interesse dell'utente è sicuramente molto più alta che su qualsiasi altro sito web di pari dimensione. Per di più è anche piuttosto in voga l'abitudine di nascondere lo spot all'interno di aree che sono per grafica e colore identiche al contesto della pagine e quindi indistinguibili a prima vista. A tutti poi sarà capitato di visualizzare messaggi pubblicitari recanti il proprio nome, a dimostrazione -se ce ne fosse bisogno- che i dati forniti a Facbook sono oggetto di marketing spinto.
E la cosa forse più interessante di questo discorso è che Facebook non produce di per se nessun contenuto. Non è la miriade di informazioni rappresentata dal network di Yahoo! ne l'insieme di strumenti di ricerca ed indicizzazione di Google. Su Facebook tutto il contenuto parte dagli utenti che quindi implicitamente arricchiscono chi il sito lo gestisce.
5. non polarizziamoci
Concludo questa noiosa digressione con una nota sulla polarizzazione del web. Tutti i grandi soggetti della rete hanno la tendenza a catturare l'utente fornendo tutti gli strumenti di cui questi ha bisogno. Facebook esalta questa prassi unificando tutta l'attività on-line degli iscritti sotto una sola interfaccia dall'apparenza amichevole e pulita.
Tuttavia se questo modello dovesse affermarsi in via definitiva, e i presupposti ci sono tutti, le nostre identità digitali risulterebbero ingabbiate nelle decisioni di chi le gestisce. E dato che tutte le licenze d'uso lo prevedono esplicitamente, che succederà il giorno in cui il Facebook di turno deciderà di cambiare a suo favore le clausole del contratto e magari rivenderà a terzi i nostri dati o quanto abbiamo prodotto, scritto, fotografato e filmato? Già oggi migrare un blog da una piattaforma ad un'altra è un operazione complessa e al di fuori della portata del 90% degli utenti. Immaginate soltanto cosa accadrebbe se in gioco non ci fossero solo qualche centinaio di post ma tutta la ramificazione digitale della nostra vita.
Non sarò su Facebook, quindi. E questo perché non sono disposto a fornire a chicchessia le chiavi di accesso alla mia vita. Deciderò sempre da caso a caso, leggendomi le righe a corpo 6 dei contratti e spesso rinuncerò ad usare le nuove “meraviglie” della rete. La mia posizione è questa, e chissà che non sia condivisa anche da altri.
1. dal nick al profilo
2. la ramificazione sociale
3. una tela di ragno
4. macchina per pubblicitari
5. non polarizziamoci
Un paio di anni fa, quando in Italia non se lo filava nessuno, mi iscrissi a Facebook. Mantenni attivo il profilo per un paio di settimane, quindi decisi di rimuoverlo. Le ragioni di questa scelta sono molte e questo post nasce proprio per condividerle con qualche eventuale passante.
Anzitutto va detto che Facebook non è posto per asociali. Invitare amici, contattare sconosciuti, farsi i fatti degli altri sono tutte attività imprescindibili se si vuole usare seriamente Facebook. Al di là delle considerazioni seguenti, è probabilmente questa la ragione fondamentale che mi tiene a distanza da Facebook. Non cerco alibi in tal senso. Tuttavia penso -magari a torto- di conoscere sufficientemente bene i meccanismi delle rete per poter azzardare un paio di critiche sensate sul perché questo genere di servizi rappresenti una involuzione della rete ed un potenziale rischio per gli utenti. Se a questo punto la noia non ha già preso il sopravvento procedete pure alla lettura ;)
1. dal nick al profilo
Ai tempi delle bbs o dei newsgroups gli utenti si identificavano solo attraverso un nickname. Se poi era necessario mantenere i contatti al massimo ci si scambiava l'indirizzo mail. Internet era un posto per pochi e si veniva giudicati per le cose che si era in grado di fare. Poi arrivarono i profili. L'idea cioè che l'identità in rete dovesse passare attraverso dati anagrafici, fotografie ed elenchi più o meno credibili di hobbies. Facebook esalta al massimo questo concetto e ne fa la sua stessa ragione d'essere. Su Facebook bisogna essere presenti con nome e cognome affinché la cosa funzioni. Ma non solo bisogna fornire al sistema informazioni sulla propria residenza, sulle scuole che si è frequentato, sull'occupazione che si svolge. E poi si condividono foto, filmati, pensieri, opinioni politiche, religiose e sociali. Il sistema è fatto apposta per essere massimamente comprensivo in modo da raggiungere ogni possibile aspetto della vita degli individui.
Ovviamente tutto ciò viene fatto con l'alibi di facilitare l'incontro delle persone riunendole per chiavi geografiche o sociali. Ma la domanda di fondo resta un altra: chi ha accesso a queste informazioni? Facebook da l'impressione che il controllo di tutto sia nella mani dell'utente che può impostare a sua discrezione i livelli di accesso ad ogni parte del suo profilo. La realtà è ben diversa. Facebook ha infatti pieno diritto d'accesso e d'uso di tutti i dati inseriti e su tutto il materiale caricato sul sito. Non solo, ogni volta che si accede ad una applicazione Facebook, occorre autorizzarne l'accesso ai dati del proprio profilo.
Tutto ciò ha come finalità principale quella di creare un sistema favorevole alla pubblicità, ma su questo tornerò in seguito. Qui mi preme sottolineare due aspetti. Uno, sui dati e sui contenuti caricati su Facebook si perde di fatto ogni controllo. Due, a discapito di tanta abbondanza di informazioni l'attendibilità dei profili rimane bassa. Clonare un account resta operazione semplicissima e non ci sono efficaci strumenti di controllo che evitino gli abusi. In sostanza chiunque può copiare dati ed immagini di un profilo e crearne uno identico con cui millantare una diversa identità.
Si tratta di problemi tutt'altro che limitati a Facebook. Basti pensare a quanti usano Gmail perché “fa figo” e non si rendono conto che la pubblicità contestuale che sta attorno ai messaggi presuppone che Google analizzi ed interpreti il contenuto della propria posta. Gli stessi che magari si lamentano dei banner generici che invece vengono visualizzati da Yahoo! o da Msn.
2. la ramificazione sociale
Nonostante abbia più di 175 milioni di iscritti Facebook, non produce alcun utile. Eppure pochi mesi fa Microsoft era disposta a pagarlo diversi miliardi di dollari. Il valore di Facebook sta tutto nella sua popolarità e nell'enorme database di informazioni che ha disposizione. Facebook non solo sa chi sei ma sa anche cosa ti piace, cosa odi, chi conosci, con chi comunichi, perfino quali sono le parole che usi più spesso. Un vero paradiso che rende reale il sogno di ogni campagna di marketing: la pubblicità su misura.
Affinché un sistema del genere, che ha costi altissimi e per ora è in passivo, possa restare sul mercato deve continuare a crescere. Non solo, deve crescere a ritmi sostenuti, possibilmente a tre cifre. Solo in questo modo si possono convincere gli investitori delle potenzialità di guadagno futuro del sistema nel suo complesso. Questo spiega perché la prima azione suggerita da Facebook dopo l'iscrizione è l'invio di un invito ai contatti associati alla mail con cui ci si è registrati. Già il fatto di fornire i propri dati di login ad un sito terzo dovrebbe far diffidare, ma ancora di più occorrerebbe valutare se sia il caso di fornire a Facebook dati di altre persone. In altri tempi siti come Badoo o Netlog che usavano tecniche simili furono pesantemente accusati di spam, su Facebook invece si è insolitamente tolleranti (come con Google a dire il vero).
3. un sostituto del web
L'interfaccia uniforme e pulita di Facebook (decisamente meno caotica rispetto a MySpace) è un'altra delle chiavi di successo del sito. L'ambiente rimane amichevole qualsiasi sia la pagina aperta, l'aggiornamento dello stato, l'inserimento di una foto, il rimando ad un link sono gestiti da semplici procedure guidate. Inoltre tutta l'attività dei propri contatti (come noterete non uso mai la parola “amici”) appare direttamente nelle proprie pagine creando un flusso continuo di informazioni con cui si interagisce senza neppure visitare il profilo delle altre persone. Tutto è pensato in modo che il proprio spazio su Facebook diventi un surrogato del web. Notizie, eventi, attività delle persone che si conoscono, aggiornamenti da siti, blog e microblog, tutto può confluire in una sola interfaccia. Chi usa servizi esterni, ad esempio un gestisce un blog, ha una album di foto su Flickr, o ascolta musica su last.fm, viene invitato a condividere automaticamente tutte le propri attività sulla propria pagina di profilo.
Lo scopo è sostanzialmente uno soltanto. Far rimanere gli utenti il più a lungo possibile su Facebook. E' una tecnica già vista su portali e siti di aggregazione, ma su Facebook si raggiunge un nuovo livello che pone il proprio profilo come sostituto di tutto il web. Qualsiasi informazione si cerci Facebook la può fornire senza abbandonare le sue pagine e senza quindi perdere di vista i propri contatti. Il messaggio in definitiva è proprio questo.
In tutto ciò, come forse sarà evidente, l'interazione umana è molto limitata, decisamente un passo indietro rispetto a quanto avviene nella blogsfera, sui forum o attraverso un programma di instant messaging. In questi casi infatti la comunicazione avviene ad un livello più elevato che presuppone la lettura attenta di ciò che scrive l'interlocutore e l'elaborazione di una risposta coerente e costruttiva. Su Facebook tutto si riduce spesso ad “alzare un pollice” di apprezzamento per una citazione o aggiungere quattro parole solo il messaggio di stato di un altra persona.
4. macchina per pubblicitari
Come ho accennato in precedenza tutto su Facebook sembra pensato per dar vita ad una serra protetta e filtrata in cui sia facile iniettare pubblicità dosata per ogni singolo utente. La forza ed il valore di Facebook stanno tutti qui. Se ne è accorta Microsoft che è già azionista di Facebook e se ne è accorto anche Google che ha più volte provato a stringere alleanze. Quando i vertici di Facebook decideranno di vendere (ed è solo questione di tempo...) l'acquirente disporrà di un database anagrafico/sociologico di immenso valore che di ogni individuo saprà dire area geografica, gusti, abitudini, e soprattutto interazioni sociali. Saper e“chi conosce chi” e “chi fa cosa” vuol dire poter modellare una offerta pubblicitaria plasmata attorno al singolo soggetto e variabile a seconda degli eventi i programma o delle persone che questo incontrerà, o ancora dei luoghi che visiterà.
Di questo ci si accorge già adesso, con le inserzioni presenti sul sito. L'affinità media tra prodotto suggerito e interesse dell'utente è sicuramente molto più alta che su qualsiasi altro sito web di pari dimensione. Per di più è anche piuttosto in voga l'abitudine di nascondere lo spot all'interno di aree che sono per grafica e colore identiche al contesto della pagine e quindi indistinguibili a prima vista. A tutti poi sarà capitato di visualizzare messaggi pubblicitari recanti il proprio nome, a dimostrazione -se ce ne fosse bisogno- che i dati forniti a Facbook sono oggetto di marketing spinto.
E la cosa forse più interessante di questo discorso è che Facebook non produce di per se nessun contenuto. Non è la miriade di informazioni rappresentata dal network di Yahoo! ne l'insieme di strumenti di ricerca ed indicizzazione di Google. Su Facebook tutto il contenuto parte dagli utenti che quindi implicitamente arricchiscono chi il sito lo gestisce.
5. non polarizziamoci
Concludo questa noiosa digressione con una nota sulla polarizzazione del web. Tutti i grandi soggetti della rete hanno la tendenza a catturare l'utente fornendo tutti gli strumenti di cui questi ha bisogno. Facebook esalta questa prassi unificando tutta l'attività on-line degli iscritti sotto una sola interfaccia dall'apparenza amichevole e pulita.
Tuttavia se questo modello dovesse affermarsi in via definitiva, e i presupposti ci sono tutti, le nostre identità digitali risulterebbero ingabbiate nelle decisioni di chi le gestisce. E dato che tutte le licenze d'uso lo prevedono esplicitamente, che succederà il giorno in cui il Facebook di turno deciderà di cambiare a suo favore le clausole del contratto e magari rivenderà a terzi i nostri dati o quanto abbiamo prodotto, scritto, fotografato e filmato? Già oggi migrare un blog da una piattaforma ad un'altra è un operazione complessa e al di fuori della portata del 90% degli utenti. Immaginate soltanto cosa accadrebbe se in gioco non ci fossero solo qualche centinaio di post ma tutta la ramificazione digitale della nostra vita.
Non sarò su Facebook, quindi. E questo perché non sono disposto a fornire a chicchessia le chiavi di accesso alla mia vita. Deciderò sempre da caso a caso, leggendomi le righe a corpo 6 dei contratti e spesso rinuncerò ad usare le nuove “meraviglie” della rete. La mia posizione è questa, e chissà che non sia condivisa anche da altri.
Fermo restando che sono sostanzialmente d'accordo con le tue valutazioni, ho però scelto di esserci (e fornire false generalità, date, nomi, gusti...) piuttosto che non esserci.
RispondiEliminaBhe in effetti anche questo è un modo per tutelarsi ;)
RispondiEliminaanche io ci sono ( con false generalita') ma condivido specialmente la parte relativa alla polarizzazione.
RispondiEliminasono contrario a creare dei monopoli perche' oggi questi sembrano semplificarci la vita ma domani ci impediranno di fare scelte diverse da quelle che decidono loro.
condivido in pieno. occorre sperare che almeno la rete non venga piegata a logiche di monopolio.
RispondiEliminaComplimenti, hai scritto un articolo chiaro, pulito e molto lucido.
RispondiEliminaSono perfettamente d'accordo con quanto dici.
A proposito di Gmail, hai scritto qualche articolo a riguardo?
E da un po' che vorrei scrivere qualcosa sul funzionamento di Gmail, ma per ora non ho trovato ne il tempo e ne le motivazioni... però mai dire mai ;)
RispondiEliminacosimo locantore sonoemigrante svizzera da 40 anni per questo misono scritto facebook sperando uno dei miei figli mi legessero per avere contatto con i gentori sono ormai 10ani che non livedo ciao tutti e scusatemi
RispondiEliminaIo sono in Rete da quando c'è la Rete e mi sono sparato tutti i social dalle BBS (anche se leggevo soltanto..) in poi.. Mi ci sino voluti 20 secondi per capire il trucchino e.. tolte le necessità professionali (pare che i musicisti non lavorino proprio senza FB..)a me non solo non manca FB ma la trovo una cosa utilissima perchè ha selezionato utenti.. e "pulito" altri Social che sono diventati un paradiso..
RispondiEliminaChe FB abbia contribuito a ripulire altro social network meno generalisti è assolutamente vero. Che sia un bene non ne sono sicuro, occorre capire se questi siti sono in grado di sopravvivere alla fuga dei propri iscritti.
RispondiEliminaInteressantissimo!!!Mi identifico in pieno... Anche io mi ero iscritto a Facebook a settembre 2008 e mi son cancellato a febbraio 2009. Ho resistito fin troppo!!Condivido in pieno le tue tesi.
RispondiElimina