10 settembre 2010

Sciacallaggio 2.0

Era già accaduto qualche settimana fa a seguito dei tristi fatti della LoveParade di Duisburg. Accade anche in questi giorni come corollario alla vicenda della scomparsa di una ragazza pugliese [1]. Accade più in generale ogni volta che lo pseudo-giornalista di turno anziché fare il proprio mestiere di ricerca e costruzione della verità sceglie la comoda via del copia-incolla digitale.

E così, parole, pensieri ed immagini affidati all'oblio della rete o magari condivise con poche persone finiscono in una pubblica esposizione, in una vetrina mediatica ostinatamente orientata alla ricerca del particolare morboso. Perché non c'è solo cattivo giornalismo ma anche profondo analfabetismo verso i dialetti della rete. Non si comprende, o si finge non comprendere, che il valore di una frase non può essere valutato se non all'interno del contesto in cui la si è pronunciata. Non si comprende quale profonda differenza passi tra un pensiero condiviso pubblicamente ma in cui la propria riconoscibilità è circoscritta, e le stesse parole urlate a caratteri cubitali nei media tradizionali.

Ma come dicevo, il saccheggio di blog, album fotografici e profili sociali in qualche modo legati alla cronaca e l'insinuazione del dubbio sono strade ben più semplici dell'analisi dei fatti. Al punto da violare apertamente quelle stesse norme di copyright che con tanto accanimento giornali e siti web rivendicano a se. Gli stessi editori che si premurano di chiudere ogni pezzo con la minacciosa dicitura "RIPRODUZIONE RISERVATA" si sentono però autorizzati al prelievo indiscriminato di tutto ciò che fa comodo ai loro interessi. Ed è questa l'informazione che vorrebbero farci pagare a caro prezzo. Benvenuti nello sciacallaggio 2.0.

[1] Se non metto nomi e link, sappiate che c'è una ragione.

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