Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca. Se internet è oggi un luogo in cui le informazioni si trovano a fatica la colpa è tutta racchiusa in queste tre parole. Quello che segue è un lungo sproloquio su come la rete sarebbe potuta essere e su cosa invece è diventata. Se l'argomento non ti interessa troverai il seguito molto noioso per cui è meglio se ti fermi qui.
Si chiamava
Arianna e non era la ragazza mora del banco vicino. Si trattava invece di uno dei primi motori di ricerca italiani, certamente il primo che consultai non so nemmeno più quanti anni fa. La differenza maggiore tra la internet di fine anni '90 è quella odierna è molto semplice:
a quel tempo la rete era un luogo di scambio di informazioni per le persone ed una vetrina per le imprese. Ne gli uni ne le altre avevano ancora pensato di sfruttare questo canale in forma puramente commerciale. Ripensandoci oggi in cui anche il blogger meno competente (quello che scopiazza contenuti altrui, virgole incluse) farcisce il proprio spazio di banner, link ed inviti alle donazioni sembra proprio passata un'era.
La prima internet di massa era ben poca cosa rispetto a quella attuale e gli stessi motori di ricerca erano ancora progetti embrionali, eppure in quegli anni a cavallo del nuovo millennio le informazioni si trovavano con sorprendete precisione. Ciò era forse dovuto al fatto che tutti mettevano in conto di dover consultare più canali, dai motori di ricerca come Lycos o Excite, alla celebre directory di Yahoo! passando per quel covo di idee in divenire che erano le pagine personali di Geocities.
La pubblicità c'era anche allora ovviamente ma aveva la forma ingenua ed infantile del banner lampeggiante, tanto vistoso quanto innocuo.
Poi le cose cominciarono a cambiare. Tenere il passo della rete con le directory divenne impossibile, i motori di ricerca più 'anziani' si fecero tentare dalla moda del portale ed altri ne presero il posto. Mutò soprattutto l'idea alla base del lato commerciale di internet che smise di somigliare ad un giornale interattivo e divenne a sua volta luogo di commercio diretto. Fu l'inizio della fine.
In una Internet intesa come come luogo di scambio, comunicazione e condivisione di un sapere collettivo, le gerarchie dei motori di ricerca erano strettamente legate alla qualità dei contenuti secondo la celebre formula empirica "maggiore qualità = più segnalazioni (Link)". Lo stesso principio posto alla base del Pagerank di Google che per anni ha garantito risultati estremamente precisi. Lo sfruttamento commerciale della rete ha però distrutto questo principio di neutralità rivoltando le stesse basi su cui era esploso Internet.
Oggi non è infrequente che in una pagina web:
- Le parole siano scelte non in funzione del contenuto ma secondo non meglio precisante logiche di simpatica verso questo e quel motore di ricerca.
- Gli argomenti trattati seguano le tendenza del mercato pubblicitario producendo un vorticoso copia-incolla in cui non c'è nessuno spazio per la qualità ma solo l'obbligo di inserire parole chiavi adeguate.
- I link tra siti diversi diventino merce di scambio in un commercio surreale che fa perdere ogni residuo barlume di autorevolezza (un giorno forse racconterò anche una curiosa vicenda che ha coinvolto questo blog...).
Ciò che ne deriva è una
schizofrenia dei motori di ricerca che sono in balia di questo sistema non più meritocratico e finiscono per fornire indicazioni sempre più confuse nel rumore di fondo dei risultati pompati artificialmente. Il fatto è che a discapito dei molti progressi fatti, un motore di ricerca resta uno strumento fondamentalmente "stupido" in grado di catalogare testi e link ma incapace di coglierne il senso logico. Così ogni volta che si cerca un nome di una cittadina italiana ecco spuntare fantomatici link verso alberghi, agenzie immobiliari e agriturismo che neppure esistono in quel posto e nonostante questo spiccano nei risultati. Per non parlare di quei mostri parassiti che vengono spacciati per aggregatori di notizie quando non sono altro che banali operazioni di clonazione infarcite di annunci. Unica eccezione restano per ora (e per fortuna) gli argomenti strettamente tecnici, provate ad esempio a cercare informazioni sul "Ponte di Wheatstone" e rituffatevi nella "internet versione attendibile".
Questo processo di degenerazione ha un nome ben preciso, si chiama
avidità ed è la stessa matrice che ha portato la logica dello sfruttamento commerciale anche in quelle idee nate con scopi diversi (
celebre è il caso degli SMS che costano una fortuna agli utenti ma sfruttano in realtà gli stessi canali di controllo che mantengono registrato un cellulare all'antenna più vicina). Il SEO, in questo senso, ne è una semplice
auto-elevazione di rango che nasce dalla necessità di dare dignità di disciplina a quella che altrimenti si dovrebbe definire semplice "alterazione del merito".
Mi sono ritrovato spesso su pagine di gente che si autodefinisce "esperto SEO" ed finora solo in un caso ho trovato contenuti originali e capacità di analisi concreta. Negli altri casi ho solo incontrato l'applicazione meccanica di quei decaloghi di origine ignota fatti di una cura maniacale per la scelta delle parole, la dimensione dei caratteri, gli argomenti da nominare. A cui però fa seguito una trattazione oscena, superficiale e quasi sempre non originale.
Non sono tra coloro che rimpiangono troppo il passato, e tuttavia sento forte il bisogno di filtrare sempre meglio il contenuto che mi arriva dalla rete. Le soluzioni sono molte, alcune anche piuttosto efficaci, ma magari di questo parlerò in un prossimo post.